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La mia prima volta.24 Dicembre 1999 - Campo Felice (AQ)di Gianluca Del Piano Articolo già pubblicato su "Hike" bollettino dell'associazione Arctic Italia.
La mia prima volta, già dopo tanto sognare è successo: anch’io sono riuscito a sentire il vento freddo attraversare il mio corpo, guidato dallo spirito che accompagna i miei cani verso l’infinito…
Anch’io, anche se solo per gioco, ho provato cosa vuol dire guidare un team di siberiani (anche se poi non so se sono loro a guidare il gioco), e soprattutto con i miei tre Siberian Husky, Monille, Crazy e Juri due femmine e un maschio, spinti da un indomabile istinto a volare sulla scia del vento, come se guidati da una forza misteriosa; nel vederli così fragili e così irresistibilmente belli è difficile immaginare la forza che hanno dentro, una forza capace di farti provare sensazioni mai sentite prima: vere e proprie emozioni.
A far parte di questa giornata d’allenamento c’ero io con i miei cani, i mie amici Maurizio e Manuela con la loro muta, Andrea con il suo cane Akela, e Antonio con suo figlio e i suoi tre cani. Io ero l’unico a non avere la slitta, quindi ho aspettato il secondo giro per provarne una. L’attesa mi aveva messo un po’ d’ansia addosso. Nel sentire le prime impressioni all’arrivo dei miei amici le mie preoccupazioni aumentarono un po’; tutti affermavano che la pista, battuta pochi minuti prima della partenza, in alcuni punti era molto difficile da affrontare perché la neve era molto alta e soffice, perciò i cani sprofondavano letteralmente ed era anche difficile dar loro un aiuto. In ogni modo dopo aver fatto riposare la muta di Maurizio (e Maurizio, sicuramente più affaticato dei suoi cani) mi è stata prestata una slitta con una linea di traino da tre cani.
Attaccati i cani alla linea di traino mi sono portato sulla pista subito a ridosso della muta di Maurizio, i miei cani mostravano già segni di nervosismo e forse anche un po’ di paura.
Maurizio è partito davanti a me per stimolare i miei cani alla partenza, e per darmi un aiuto durante il percorso nel caso ci fossero stati dei problemi.
Dopo il mio primo “HIKE” su neve le cose non sono andate come me l’aspettavo, i cani erano nervosi, era la loro prima volta sulla neve in tutti i sensi.
Anche il mio stato d’animo cominciò a mutare, e più m’innervosivo più i cani non ne volevano sapere di partire, forse perché riuscivano in qualche modo a sentire il mio stato d’ansia. Insomma l’inizio è stato un vero e proprio disastro, ero lì per mollare tutto ancor prima di iniziare; fortunatamente non ero solo, c’erano con me degli amici ormai veterani per quanto riguarda questo tipo di attività, infatti, grazie al loro aiuto ho potuto lasciare la guida della slitta ad Andrea e sono potuto andare ad incitare i mie cani, così loro si sono sentiti più sicuri e sono partiti ed io sono salito in corsa sulla slitta.
Subito dopo la partenza, le prime parole che mi sono uscite dalla bocca le ho urlate a Maurizio, che si trovava una decina di metri più avanti lungo il percorso; sono state parole semplici e forse un po’ banali, ma sono le uniche che conosco per esprimere ciò che sentivo in quel momento, ho urlato: “Maurizio è Bellissimoooooooo! “.
La sensazione di Libertà che provai pervase tutto il mio corpo, mi sentivo tutt’uno con il mio team; la mia mente e le loro menti desideravano le stesse cose: correre… correre liberi e lontano… via, scivolando sul bianco infinito di una candida neve… scivolare fino a quasi provare la sensazione di volare; ci lasciavamo la quotidiana realtà alle spalle, solo quella piccola corsa era importante in quel momento.
Vedendo un team di cani che li precedevano erano stimolati a tirare e correre sempre di più senza mollare, ho addirittura provato un paio di sorpassi, e tranne qualche distrazione di Juri è andato tutto liscio. Non li credevo capaci di tanto, tutto questo è il loro lavoro, il loro divertimento, la loro vita e spero che presto, molto presto, diventi anche il mio divertimento e parte della mia vita. >> TORNA AI SUNTI DEGLI ARTICOLI
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- Ogni tanto mi chiedo cosa mai stiamo aspettando.
Silenzio.
- Che sia troppo tardi, Madame.
Alessandro Baricco "Oceano Mare" 
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