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10/9/2010   10:05:49 PM

 

 

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Come ho iniziato.

Un ricordo lontano.

di Andrea Schembri
Articolo già pubblicato su "Hike" bollettino dell'associazione Arctic Italia.

Nel febbraio 97 mi trovavo come ogni anno alla mostra mercato Zoocasa , per tenermi aggiornato sulle novità del settore cinotecnico. Mentre vagavo tra i vari stands, la mia attenzione venne catturata da un poster raffigurante 3 Siberian Husky in primo piano, al di sotto dei quali si intravedeva una slitta sullo sfondo di un paesaggio nordico. Fermatomi per chiedere informazioni sul significato di quell’immagine, il titolare mi spiegò essere dedicato a Martin Buser (noto Musher), l’unico ad aver vinto per tre volte l’IDITAROD, la più importante, lunga ed affascinante gara di sleddog al mondo.
Proseguendo la conversazione, scoprii che la persona con cui stavo dialogando era anch’essa un musher di notevole esperienza, acquisita dalla partecipazione a numerose gare di media e lunga distanza, in Italia e all’estero. Giunti al momento dei saluti e avendogli prospettato che io stesso ero proprietario di un Husky in sovrappeso, mi invitò ad andarlo a trovare vicino Pisa, per assistere ad uno dei suoi allenamenti nelle campagne toscane. Non mi feci sfuggire l'occasione. La domenica successiva partii da Roma alle 4 di mattina così da arrivare in tutta tranquillità all’ora prefissata per l’appuntamento, ma il viaggio non fu privo di imprevisti, all’inizio incontrai 50 km di una nebbia così fitta che fui costretto ad andare a passo d’uomo, a metà strada mi investì un forte acquazzone, poi a 30 km da Pisa si ruppe la cinghia dell’alternatore, ma non mi persi d’animo, convinto del fatto che lo spettacolo cui andavo ad assistere, mi avrebbe fatto dimenticare le avversità fin lì incontrate. Arrivai a destinazione alle 8,30 circa, proprio in orario per vedere 6 siberiani scatenati che attendevano solo l’ordine di partire. Nel turno successivo di allenamento, con mia estrema sorpresa fui invitato dal Musher ad imbragare il mio cane per agganciarlo tramite una linea di traino ad una mountain-bike, con l’avvertimento di essere pronto a seguirlo di lì a breve. Io, in parte disorientato cercai di spiegargli che il mio cane non sarebbe mai partito dietro la sua muta, al massimo accucciato al fianco mi avrebbe guardato come per dire: “ Ma che devo fare?”. Il Musher fiducioso disse :”Non sottovalutare l’istinto del tuo Husky”.
Così fu, non appena partì la muta, la mia cucciolona cominciò a strattonarmi, gettandosi all’inseguimento dei cani appena partiti, con tale naturalezza che sembrava l’avesse già fatto da sempre. Fu quella forte sensazione sprigionante allo stesso tempo emozione e libertà, che mi fece rendere conto di essere non il proprietario, ma il compagno di branco di un cane che forse non conoscevo fino in fondo, dotato di un'atavica predisposizione da non trascurare. Dopo l’allenamento andai a casa del Musher, ed appena entrato, notai subito che si respirava aria di grande Nord in ogni suo angolo, quasi da essere giunti in un santuario dedicato al Siberian Husky. Trascorsi gran parte del pomeriggio a visionare videocassette introvabili, riguardanti gare svoltesi in Italia e all’estero, ma vidi soprattutto l’Iditarod ed i selvaggi percorsi sui quali si svolgeva, il che aumentò in me la voglia di iniziare questo Sport ma anche stile di vita, infatti prima di partire comprai tutte le attrezzature necessarie per iniziare i primi rudimentali allenamenti. Successivamente tornato a casa, iniziai ad allenarmi con regolarità in questo sport, cosa che non avrei mai pensato di poter fare con un solo cane.
L’inizio fu un po’ difficile, in quanto il cane aveva comunque bisogno di uno stimolo nel partire (la cosiddetta lepre), per cui a turno mi doveva accompagnare una persona che corresse in bicicletta davanti a me, cosa non più necessaria dopo poche uscite, perché il cane imparò a partire autonomamente, incitato solo da un particolare fischio che emettevo.
Ora sto gradualmente migliorando, cercando di non ripetere determinati errori, lavorando sui comandi da impartire ed aumentando gradualmente la mole di lavoro e le uscite, grazie anche alla fortuna di essere riuscito a trovare degli ottimi luoghi dove potermi allenare, arrivando a percorrere 12 km su terra e 9 km su neve, ma soprattutto facendo correre il cane in un contesto giocoso, fermandomi non appena questo viene a mancare.
A distanza di 2 anni ho svolto alcune gare con risultati incoraggianti, ho coinvolto in questo sport altre 4 persone (con le quali ci alleniamo sistematicamente), ed ho in fine comprato una slitta. Presto conto di costruirmi un carrello, per potermi allenare con almeno 4 cani su terra e non appena il clima permetterà di pronunciare di nuovo la parola hike anche su neve.

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Sleddog, Dogtrekking: cani e avventura!

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...Ma qual'è la pietra che sostiene il ponte?
...Il ponte non è sostenuto da questa o quella pietra ... ma dalla linea dell'arco che esse formano
...Perché mi parli delle pietre?
E' solo dell'arco che m'importa.
...Senza pietre non c'è arco.

Italo Calvino
"Le città invisibili"

  

 

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