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Elogio del passo."..per la stessa ragione del viaggio, viaggiare..." Fabrizio De Andrédi Maurizio Guiducci Camminare, camminare ed ancora camminare. Tra prati, rocce ed un sentiero di sfasciumi stancante; con i sassi che scivolano sotto gli scarponi. Sentire la stanchezza salire lenta, lenta come il passo, prima agile, ora trascinato. Tra salite a creste e discese in canaloni. Col cuore che batte il suo ritmo sul tamburo del nocchiero a dare il tempo alle gambe, al respiro mozzo. E poi le gambe, dure, legnose; ora dolenti, ora insensibili nelle discese in sentieri appena segnati, con gli scarponi che rimbalzano fra roccia e roccia.
Lontana qualche voce, lontano il rombo di pietra che s’infrange. Poi una vetta, la meta!
Ma appena giunti la vetta non esiste più; sono solo massi sotto i piedi ed una croce e vento ed orizzonte.
Camminare di nuovo col sudore a bagnare la pelle, colla luce ad accecare le idee. Essere di nuovo lì, in cima, dove non esiste più la percezione di una cima. Il sole, alto, è sempre lo stesso ed illumina un’altra freccia di roccia tesa in un arco verso il cielo.
Ma le gambe sono sempre più stanche ed il sole sorge e tramonta ad ogni ciclo e sembra irridere la presunzione della meta conquistata.
Ed il respiro tiene il ritmo ed il cuore insegue il respiro.
Trascinati tra un bivacco ed un rifugio e la speranza di un punto di arrivo che è soltanto un punto di partenza in un cerchio infinito.
Alla fine un passo insegue l’altro ed ogni passo è solo funzione del precedente e preparazione del successivo
Il pensiero si ripiega all’interno nell’impossibile scalata ad un monte capovolto. >> TORNA AI SUNTI DEGLI ARTICOLI
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- Ogni tanto mi chiedo cosa mai stiamo aspettando.
Silenzio.
- Che sia troppo tardi, Madame.
Alessandro Baricco "Oceano Mare" 
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